Assemblea società per azioni

(a cura di Giovanni Casu)

Codice Civile

Riforma

 

2363. Luogo di convocazione dell'assemblea

L'assemblea è convocata dagli amministratori nella sede della società, se l'atto costitutivo non dispone diversamente.

L'assemblea è ordinaria o straordinaria.

 

 

 

 

2363. Luogo di convocazione dell’assemblea

L’assemblea è convocata nel comune dove ha sede la società, se lo statuto non dispone diversamente.

L'assemblea è ordinaria o straordinaria.

 

Come luogo di convocazione non è più prevista la "sede", ma il "comune", salvo diversa disposizione statutaria.

Non sembrano risolti i problemi di convocazione in luogo di difficile accesso da parte dei soci e di convocazione all’estero.

 

2364. Assemblea ordinaria

L'assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio;

2) nomina gli amministratori, i sindaci e il presidente del collegio sindacale;

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito nell'atto costitutivo;

4) delibera sugli altri oggetti attinenti alla gestione della società riservati alla sua competenza dall'atto costitutivo, o sottoposti al suo esame dagli amministratori, nonché sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci.

L'assemblea ordinaria dev'essere convocata almeno una volta all'anno, entro quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio sociale. L'atto costitutivo può stabilire un termine maggiore, non superiore in ogni caso a sei mesi, quando particolari esigenze lo richiedono.

 

2364. Assemblea ordinaria nelle società prive di consiglio di sorveglianza

Nelle società prive di consiglio di sorveglianza, l’assemblea ordinaria:

1) approva il bilancio;

2) nomina e revoca gli amministratori; nomina i sindaci e il presidente del collegio sindacale e, quando previsto, il soggetto al quale è demandato il controllo contabile;

3) determina il compenso degli amministratori e dei sindaci, se non è stabilito dallo statuto;

4) delibera sulla responsabilità degli amministratori e dei sindaci;

5) delibera sugli altri oggetti attribuiti dalla legge alla competenza dell’assemblea, nonché sulle autorizzazioni eventualmente richieste dallo statuto per il compimento di atti degli amministratori, ferma in ogni caso la responsabilità di questi per gli atti compiuti;

6) approva l’eventuale regolamento dei lavori assembleari.

L’assemblea ordinaria deve essere convocata almeno una volta l’anno, entro il termine stabilito dallo statuto e comunque non superiore a centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale. Lo statuto può prevedere un maggior termine, comunque non superiore a centottanta giorni, nel caso di società tenute alla redazione del bilancio consolidato e quando lo richiedono particolari esigenze relative alla struttura ed all’oggetto della società; in questi casi gli amministratori segnalano nella relazione prevista dall’articolo 2428 le ragioni della dilazione.

2364 bis. Assemblea ordinaria nelle società con consiglio di sorveglianza

Nelle società ove è previsto il consiglio di sorveglianza, l’assemblea ordinaria:

1) nomina e revoca i consiglieri di sorveglianza;

2) determina il compenso ad essi spettante, se non è stabilito nello statuto;

3) delibera sulla responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

4) delibera sulla distribuzione degli utili;

5) nomina il revisore.

Si applica il secondo comma del precedente articolo.

 

Assemblea ordinaria (2364 e 2364-bis)

E’ diverso il compito dell’assemblea ordinaria, a seconda che nella società sia previsto o meno il consiglio di sorveglianza:

a) se non è previsto il consiglio di sorveglianza, i compiti sono sostanzialmente disegnati sulla base della vigente normativa (nomina, revoca, delibere sulla responsabilità sia nei confronti degli amministratori che dei sindaci), salvi i seguenti punti nuovi: delibere sulle autorizzazioni agli atti di gestione previsti dallo statuto; approvazione del regolamento dei lavori assembleari, ove previsto.

I termini di convocazione (una volta all’anno, non oltre centoventi giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale, salvo un maggior termine statutario, comunque non superiore a 180 giorni) sono disegnati in modo sostanzialmente identico, salva la previsione che il maggior termine vale: a) per le società tenute al bilancio consolidato; b) oppure quando lo richiedano particolari esigenze relative alla struttura e all’oggetto della società; in questi casi gli amministratori devono segnalare i casi che qualificano la convocazione posticipata nella relazione sulla gestione;

b) se è previsto il consiglio di sorveglianza, che assume su di sé parte dei compiti di spettanza dell’assemblea (approvazione dei bilanci di esercizio, nomina degli amministratori, in aggiunta a tutti i compiti di controllo di competenza dei sindaci), i compiti assembleari si riducono ai seguenti: nomina, revoca, compenso, responsabilità dei consiglieri di sorveglianza; distribuzione degli utili; nomina del revisore.

 

2365. Assemblea straordinaria

L'assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dell'atto costitutivo e sull'emissione di obbligazioni. Delibera altresì sulla nomina e sui poteri dei liquidatori a norma degli articoli 2450 e 2452.

 

 

 

2365. Assemblea straordinaria.

L’assemblea straordinaria delibera sulle modificazioni dello statuto, sulla nomina, sulla sostituzione e sui poteri dei liquidatori e su ogni altra materia espressamente attribuita dalla legge alla sua competenza.

Fermo quanto disposto dagli articoli 2420-ter e 2443, lo statuto può attribuire alla competenza dell’organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza o del consiglio di gestione le deliberazioni concernenti la fusione nei casi previsti dagli articoli 2505 e dall’articolo 2505 bis, l’istituzione o la soppressione di sedi secondarie, la indicazione di quali tra gli amministratori hanno la rappresentanza della società, la riduzione del capitale in caso di recesso del socio, gli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, il trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale. Si applica in ogni caso l’articolo 2436.

 

Assemblea straordinaria (2365)

Resta ferma, in via generale, la competenza assembleare a disporre le modifiche statutarie e la nomina dei liquidatori.

Tutto il secondo comma prevede la possibilità di attribuire statutariamente agli amministratori una serie di delibere già di competenza dell’assemblea straordinaria, quali: la fusione per incorporazione di società interamente possedute, la fusione per incorporazione di società possedute al 90 per cento, l’istituzione o la soppressione di sedi secondarie, l’indicazione degli amministratori con potere di firma, la riduzione del capitale in caso di recesso del socio, gli adeguamenti dello statuto a disposizioni normative, il trasferimento della sede sociale nel territorio nazionale. Le modifiche statutarie, ancorché deliberate dall’organo amministrativo, vanno comunque iscritte nel registro delle imprese.

 

2366. Formalità per la convocazione

L'assemblea deve essere convocata dagli amministratori mediante avviso contenente l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo dell'adunanza e l'elenco delle materie da trattare.

L'avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica almeno quindici giorni prima di quello fissato per l'adunanza.

In mancanza delle formalità suddette, l'assemblea si reputa regolarmente costituita, quando è rappresentato l'intero capitale sociale e sono intervenuti tutti gli amministratori e i componenti del collegio sindacale. Tuttavia in tale ipotesi ciascuno degli intervenuti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato.

 

2366. Formalità per la convocazione

L'assemblea è convocata dagli amministratori o dal consiglio di gestione mediante avviso contenente l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo dell'adunanza e l'elenco delle materie da trattare.

L'avviso deve essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica o in almeno un quotidiano indicato nello statuto almeno quindici giorni prima di quello fissato per l'assemblea.

Lo statuto delle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio può, in deroga al comma precedente, consentire la convocazione mediante avviso comunicato ai soci con mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento almeno otto giorni prima dell’assemblea.

In mancanza delle formalità suddette, l’assemblea si reputa regolarmente costituita, quando è rappresentato l’intero capitale sociale e partecipa all’assemblea la maggioranza dei componenti degli organi amministrativi e di controllo. Tuttavia in tale ipotesi ciascuno dei partecipanti può opporsi alla discussione degli argomenti sui quali non si ritenga sufficientemente informato.

Nell'ipotesi di cui al comma precedente, dovrà essere data tempestiva comunicazione delle deliberazioni assunte ai componenti degli organi amministrativi e di controllo non presenti.

 

In via generale è ribadita l’attuale normativa, che prevede:

- competenza alla convocazione da parte degli amministratori;

- avviso recante giorno, ora, luogo dell’adunanza, ordine del giorno;

- pubblicazione in G.U., o in un quotidiano indicato statutariamente, almeno 15 giorni prima dell’adunanza.

Una norma nuova, invece, prevede che lo statuto, per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, può stabilire mezzi diversi di convocazione, che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento dell’avviso da parte dei soci almeno 8 giorni prima dell’adunanza. Va da sé che questa norma non va confusa con quella che consente allo statuto di disporre la pubblicazione su un determinato quotidiano, perché trattasi di norma residuale aperta a qualunque meccanismo di comunicazione dell'avviso di convocazione.

Apposita norma prende in considerazione l’assemblea totalitaria, limitatamente, come accade per l’attuale normativa, ai tipi di convocazione: l’assemblea totalitaria, ancorché convocata in modo viziato, si considera convocata regolarmente. Una norma identica alla precedente stabilisce la necessità che sia presente in assemblea l’intero capitale. Con norma nuova, peraltro, non si richiede più la presenza dell’intero consiglio di amministrazione e dell’intero collegio sindacale: basta la maggioranza dei componenti di entrambi gli organi. Ma apposita norma impone (è l'ultimo comma dell'articolo) di informare gli organi amministrativi e di controllo assenti sulle deliberazioni assunte senza la loro presenza.

 

2367. Convocazione su richiesta della minoranza.

Gli amministratori devono convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il quinto del capitale sociale e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare.

Se gli amministratori, o in loro vece i sindaci, non provvedono, la convocazione dell'assemblea è ordinata con decreto dal presidente del tribunale, il quale designa la persona che deve presiederla.

 

2367. Convocazione su richiesta di soci.

Gli amministratori o il consiglio di gestione devono convocare senza ritardo l'assemblea, quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale o la minore percentuale prevista nello statuto, e nella domanda sono indicati gli argomenti da trattare.

Se gli amministratori o il consiglio di gestione, oppure in loro vece i sindaci o il consiglio di sorveglianza o il comitato per il controllo sulla gestione, non provvedono, il tribunale, sentiti i componenti degli organi amministrativi e di controllo, ove il rifiuto di provvedere risulti ingiustificato, ordina con decreto la convocazione dell’assemblea, designando la persona che deve presiederla.

La convocazione su richiesta di soci non è ammessa per argomenti sui quali l’assemblea delibera, a norma di legge, su proposta degli amministratori o sulla base di un progetto o di una relazione da essi predisposta.

 

 

 

A differenza dell’attuale disciplina (che richiede almeno il quinto del capitale sociale), la nuova norma pretende almeno il decimo del capitale perché i soci possano richiedere la convocazione assembleare, obbligando gli amministratori a disporla. Si prevede anche la possibilità statutaria di stabilire una misura inferiore al decimo.

Anche per la convocazione su ordine del tribunale sono previste modifiche: il presidente del tribunale deve sentire l’organo amministrativo e quello di controllo e deve valutare se il rifiuto sia o meno giustificato (sostanzialmente viene risolto con questa espressione l’ipotesi di richiesta di convocazione fatta per mero disturbo o in danno della società).

E’ importante anche la novità contenuta nell’ultimo comma dell’articolo: la convocazione su richiesta dei soci non è ammessa per argomenti sui quali l’assemblea delibera, a norma di legge, su proposta degli amministratori, o sulla base di un progetto o di una relazione da essi predisposta

 

2368. Costituzione dell'assemblea e validità delle deliberazioni

L'assemblea ordinaria è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale, escluse dal computo le azioni a voto limitato. Essa delibera a maggioranza assoluta salvo che l'atto costitutivo richieda una maggioranza più elevata. Per la nomina alle cariche sociali l'atto costitutivo può stabilire norme particolari.

L'assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale, se l'atto costitutivo non richiede una maggioranza più elevata.

2369. Seconda convocazione.

Se i soci intervenuti non rappresentano complessivamente la parte di capitale richiesta dall'articolo precedente, l'assemblea deve essere nuovamente convocata.

Nell'avviso di convocazione dell'assemblea può essere fissato il giorno per la seconda convocazione. Questa non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima. Se il giorno per la seconda convocazione non è indicato nell'avviso, l'assemblea deve essere riconvocata entro trenta giorni dalla data della prima, e il termine stabilito dal secondo comma dell'articolo 2366 è ridotto ad otto giorni.

In seconda convocazione l'assemblea ordinaria delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella prima, qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci intervenuti, e l'assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più del terzo del capitale sociale, a meno che l'atto costitutivo richieda una maggioranza più elevata.

Tuttavia anche in seconda convocazione è necessario il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale per le deliberazioni concernenti il cambiamento dell'oggetto sociale, la trasformazione della società, lo scioglimento anticipato di questa, il trasferimento della sede sociale all'estero e l'emissione di azioni privilegiate.

2369-bis. Assemblea straordinaria in terza convocazione. (articolo non riprodotto)

 

 

 

 

2368. Costituzione dell'assemblea e validità delle deliberazioni

L'assemblea ordinaria è regolarmente costituita con l’intervento di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale, escluse dal computo le azioni prive de diritto di voto nell’assemblea medesima.. Essa delibera a maggioranza assoluta, salvo che lo statuto richieda una maggioranza più elevata. Per la nomina alle cariche sociali lo statuto può stabilire norme particolari.

L'assemblea straordinaria delibera con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più della metà del capitale sociale, se lo statuto non richiede una maggioranza più elevata. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno la metà del capitale sociale o la maggiore percentuale prevista dallo statuto e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Salvo diversa disposizione di legge le azioni per le quali non può essere esercitato il diritto di voto sono computate ai fini della regolare costituzione dell’assemblea. Le medesime azioni e quelle per le quali il diritto di voto non è stato esercitato a seguito della dichiarazione del socio di astenersi per conflitto di interessi non sono computate ai fini del calcolo della maggioranza e della quota di capitale richiesta per l’approvazione della deliberazione.

 

2369. Seconda convocazione e convocazioni successive

Se i soci partecipanti all’assemblea non rappresentano complessivamente la parte di capitale richiesta dall'articolo precedente, l'assemblea deve essere nuovamente convocata.

Nell'avviso di convocazione dell'assemblea può essere fissato il giorno per la seconda convocazione. Questa non può aver luogo nello stesso giorno fissato per la prima. Se il giorno per la seconda convocazione non è indicato nell'avviso, l'assemblea deve essere riconvocata entro trenta giorni dalla data della prima, e il termine stabilito dal secondo comma dell'articolo 2366 è ridotto ad otto giorni.

In seconda convocazione l'assemblea ordinaria delibera sugli oggetti che avrebbero dovuto essere trattati nella prima, qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti, e l'assemblea straordinaria è regolarmente costituita con la partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale e delibera con il voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Lo statuto può richiedere maggioranze più elevate, tranne che per l’approvazione del bilancio e per la nomina e la revoca delle cariche sociali.

Nelle società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio è necessario, anche in seconda convocazione, il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più di un terzo del capitale sociale per le deliberazioni concernenti il cambiamento dell'oggetto sociale, la trasformazione della società, lo scioglimento anticipato, la proroga della società, la revoca dello stato di liquidazione, il trasferimento della sede sociale all'estero e l'emissione di azioni privilegiate.

Lo statuto può prevedere eventuali ulteriori convocazioni dell’assemblea, alle quali si applicano le disposizioni del terzo, quarto e quinto comma.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’assemblea straordinaria è costituita, nelle convocazioni successive alla seconda, con la presenza di tanti soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale, salvo che lo statuto richieda una quota di capitale più elevata.

 

 

 

1. Vecchio sistema

Il codice civile prevede in due articoli i quorum costitutivi e i quorum deliberativi dell'assemblea ed abbina nello stesso articolo l'assemblea ordinaria e l'assemblea straordinaria, ma riserva un primo articolo (2368) per la prima convocazione e un secondo articolo (2369) per la seconda convocazione.

Per l'ordinaria il codice civile disciplina sia quorum costitutivo che quorum deliberativo, differenziando la misura del quorum costitutivo tra prima convocazione (una metà del capitale) e seconda convocazione (qualunque sia la parte di capitale rappresentata in assemblea), ma mantenendo costante il quorum deliberativo (maggioranza assoluta dei presenti).

Per la straordinaria il codice disciplina, in termini più rigorosi rispetto all'ordinaria, soltanto il quorum deliberativo, lasciando intendere che il quorum costitutivo sia correlato al minimo del quorum deliberativo e differenziandone la misura tra prima convocazione (più di metà del capitale sociale) e seconda convocazione (più di un terzo del capitale sociale).

Per il codice civile l'atto costitutivo può incidere, ma soltanto in senso più rigoroso (cioè richiedendo una maggioranza più elevata) esclusivamente sul quorum deliberativo, sia per l'ordinaria che per la straordinaria, sia per la prima che per la seconda convocazione.

Peraltro si prevede per legge un quorum deliberativo più ampio, sia in prima che in seconda convocazione (più di metà del capitale sociale) per le seguenti deliberazioni:

- cambiamento dell'oggetto sociale

- trasformazione della società

- scioglimento anticipato della società

- trasferimento della sede sociale all'estero

- emissione di azioni privilegiate.

Per la nomina alle cariche sociali l'atto costitutivo può stabilire norme particolari.

Tutto ciò valeva in precedenza anche per le società quotate. Peraltro, prima nel 1974 (con la legge n. 216 del 1974) è stato introdotto per queste società una terza convocazione per l'assemblea straordinaria con un quorum deliberativo, e conseguentemente anche costitutivo, ridotto (più di un quinto del capitale sociale).

Nel 1998 (D. Lgs. n. 58 del 1998) si ha un'ulteriore modifica. I quorum deliberativi previsti in via generale dall'art. 2368 c.c. per la prima convocazione (più della metà del capitale sociale) e dall'art. 2369 per la seconda convocazione (più del terzo del capitale sociale) sono conservati, ma non più come quorum deliberativi, bensì come quorum costitutivi. In aggiunta viene previsto un quorum costitutivo per assemblea di terza convocazione (più di un quinto del capitale sociale).

Viene poi stabilito un quorum deliberativo (di due terzi del capitale rappresentato in assemblea) per tutti i tipi di convocazione della straordinaria: in prima, in seconda, in terza convocazione (art. 126 D. Lgs. n. 58 del 1998).

 

2. Nuovo sistema

Anche il testo della riforma societaria prevede due articoli: il primo (2368) per la prima convocazione; il secondo (2369) per la seconda convocazione e per le convocazioni successive alla seconda. Entrambi valevoli per tutte le società: sia per quelle che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, sia per quelle che vi fanno ricorso.

Per l'ordinaria valgono gli stessi quorum previsti dalla precedente disciplina: in prima convocazione quorum costitutivo di almeno la metà del capitale e quorum deliberativo della maggioranza assoluta dei presenti; in seconda convocazione quorum costitutivo qualunque sia la parte di capitale rappresentata dai soci partecipanti e quorum deliberativo della maggioranza assoluta dei presenti.

Lo statuto può richiedere una maggioranza più elevata, escluse le ipotesi dell'approvazione del bilancio e della nomina e revoca delle cariche sociali. In precedenza, mentre la stragrande maggioranza dei tribunali riteneva che non potesse derogarsi statutariamente al quorum deliberativo di seconda convocazione di assemblea ordinaria, alcuni tribunali invece affermavano che tale deroga potesse verificarsi.

Per la straordinaria esistono le seguenti novità:

a) prima convocazione

1. per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: a) quorum costitutivo non previsto e pertanto pari al quorum deliberativo; b) quorum deliberativo: più della metà del capitale sociale.

Lo statuto può richiedere una maggioranza più elevata.

2. per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: a) quorum costitutivo: almeno la metà del capitale sociale; b) quorum deliberativo: almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Lo statuto può richiedere una maggioranza più elevata in relazione al quorum costitutivo.

In questo modo l'assemblea straordinaria di prima convocazione è trattata, in ordine ai quorum costitutivi e deliberativi, in modo identico alla precedente disciplina, per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sulla base del D. Lgs. n. 58 del 1998; per tutte le altre sulla base delle norme codicistiche.

b) seconda convocazione

La disciplina è uniformata sia per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, che per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e prevede: quorum costitutivo dato dalla partecipazione di oltre un terzo del capitale sociale; quorum deliberativo dato dal voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Lo statuto può richiedere una maggioranza più elevata, tranne che per l'approvazione del bilancio e per la nomina e la revoca delle cariche sociali.

Per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio necessario, anche in seconda convocazione, il voto favorevole di tanti soci che rappresentino più di un terzo del capitale sociale per le seguenti delibere:

- cambiamento dell'oggetto sociale;

- trasformazione della società;

- scioglimento anticipato della società;

- proroga della società;

- revoca dello stato di liquidazione;

- trasferimento della sede sociale all'estero;

- emissione di azioni privilegiate.

In queste ipotesi, nelle quali si parla di maggioranze rinforzate, rispetto alla disciplina precedente è previsto un quorum inferiore (più di un terzo del capitale sociale, anziché più di metà del capitale sociale), e sono state aggiunte altre due ipotesi richiedenti il sistema di maggioranze rinforzate: proroga della società e revoca dello stato di liquidazione.

c) convocazioni successive

La nuova disciplina prevede le convocazioni successive, che possono essere più d'una; e vanno ritenute come obbligatorie per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, come facoltative invece per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio.

Per le società che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio sono previsti gli stessi quorum stabiliti per l'assemblea di seconda convocazione (quorum costitutivo di oltre un terzo del capitale sociale e quorum deliberativo di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea).

Per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il quorum costitutivo è dato dalla presenza di tanti soci che rappresentino almeno un quinto del capitale sociale, salvo che lo statuto non richieda una quota di capitale più elevata. Mentre il quorum deliberativo è dato dal voto favorevole di almeno i due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

In questo modo le convocazioni successive alla seconda sono state estese a tutte e società (mentre in precedenza erano previste soltanto per le società quotate), mentre per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il quorum costitutivo è stato di poco ritoccato: almeno un quinto del capitale, anziché più di un quinto del capitale sociale.

 

 

 

2370. Diritto d'intervento all'assemblea

Possono intervenire all'assemblea gli azionisti iscritti nel libro dei soci almeno cinque giorni prima di quello fissato per l'assemblea, e quelli che hanno depositato nel termine stesso le loro azioni presso la sede sociale o gli istituti di credito indicati nell'avviso di convocazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2370. Diritto d’intervento all’assemblea ed esercizio del voto

Possono intervenire all'assemblea gli azionisti cui spetta il diritto di voto.

Lo statuto può richiedere il preventivo deposito delle azioni o della relativa certificazione presso la sede sociale o le banche indicate nell'avviso di convocazione, fissando il termine entro il quale debbono essere depositate ed eventualmente prevedendo che non possano essere ritirate prima che l’assemblea abbia avuto luogo. Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio il termine non può essere superiore a due giorni e, nei casi previsti dal settimo e ottavo comma dell’articolo 2354, il deposito è sostituito da una comunicazione all’intermediario che tiene i relativi conti.

Se le azioni sono nominative, la società provvede all’iscrizione nel libro dei soci di coloro che hanno partecipato all’assemblea o che hanno effettuato il deposito, ovvero la comunicazione all'intermediario di cui al comma precedente.

Lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione o l’espressione del voto per corrispondenza. Chi esprime il voto per corrispondenza si considera intervenuto all’assemblea.

 

Viene stabilito che l’intervento in assemblea appartiene a chi ha diritto di voto e viene lasciata allo statuto la facoltà di precisarne le modalità: preventivo deposito delle azioni o relativa certificazione e termine per esso deposito.

E’ espressamente prevista la possibilità statutaria di consentire la teleconferenza e la votazione per corrispondenza.

 

2371. Presidenza dell'assemblea

L'assemblea è presieduta dalla persona indicata nell'atto costitutivo o, in mancanza, da quella designata dagli intervenuti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo.

L'assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale dell'assemblea è redatto da un notaio

 

 

 

 

2371. Presidenza dell'assemblea

L’assemblea è presieduta dalla persona indicata nello statuto o, in mancanza, da quella eletta con il voto della maggioranza dei presenti. Il presidente è assistito da un segretario designato nello stesso modo. Il presidente dell’assemblea verifica la regolarità della costituzione, accerta l’identità e la legittimazione dei presenti, regola il suo svolgimento ed accerta i risultati delle votazioni; degli esiti di tali accertamenti deve essere dato conto nel verbale.

L'assistenza del segretario non è necessaria quando il verbale dell'assemblea è redatto da un notaio

 

Le novità normative sono le seguenti:

- il quorum per l’elezione del presidente dell’assemblea è quello della maggioranza dei presenti, ancorché per le altre delibere sia previsto un quorum più alto;

- vengono individuati dalla legge, per la prima volta, i compiti del presidente, da riportare a verbale: a) verifica della regolarità della costituzione; b) accertamento dell’identità e della legittimazione dei presenti; c) regolamentazione dello svolgimento dell’assemblea; d) accertamento dei risultati delle votazioni.

 

2372. Rappresentanza nell'assemblea

Salvo disposizione contraria dell'atto costitutivo, i soci possono farsi rappresentare nell'assemblea. La rappresentanza deve essere conferita per iscritto e i documenti relativi devono essere conservati dalla società.

La rappresentanza può essere conferita soltanto per singole assemblee, con effetto anche per le convocazioni successive.

La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco. Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nella delega.

La rappresentanza non può essere conferita né agli amministratori, ai sindaci e ai dipendenti della società, né alle società da essa controllate e agli amministratori, sindaci e dipendenti di queste.

La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di dieci soci o, se si tratta di società con azioni quotate in borsa, più di cinquanta soci se la società ha capitale non superiore ai 10 miliardi, più di cento soci se la società ha capitale superiore ai 10 miliardi e non superiore ai 50 miliardi e più di duecento soci se la società ha capitale superiore ai 50 miliardi.

Le disposizioni del quarto e del quinto comma si applicano anche nel caso di girata delle azioni per procura.

 

 

 

2372. Rappresentanza nell'assemblea

Salvo disposizione contraria dello statuto, i soci possono farsi rappresentare nell'assemblea. La rappresentanza deve essere conferita per iscritto e i documenti relativi devono essere conservati dalla società.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio la rappresentanza può essere conferita solo per singole assemblee, con effetto anche per le successive convocazioni, salvo che si tratti di procura generale o di procura conferita da una società, associazione, fondazione o altro ente collettivo o istituzione ad un proprio dipendente.

La delega non può essere rilasciata con il nome del rappresentante in bianco ed è sempre revocabile nonostante ogni patto contrario. Il rappresentante può farsi sostituire solo da chi sia espressamente indicato nella delega

Se la rappresentanza è conferita ad una società, associazione, fondazione od altro ente collettivo o istituzione, questi possono delegare soltanto un proprio dipendente o collaboratore.

La rappresentanza non può essere conferita né ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti della società, né alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti di queste.

La stessa persona non può rappresentare in assemblea più di venti soci o, se si tratta di società previste nel secondo comma di questo articolo, più di cinquanta soci se la società ha capitale non superiore a cinque milioni di euro, più di cento soci se la società ha capitale superiore a cinque milioni di euro e non superiore a venticinque milioni di euro, e più di duecento soci se la società ha capitale superiore a venticinque milioni di euro.

Le disposizioni del quinto e del sesto comma di questo articolo si applicano anche nel caso di girata delle azioni per procura

 

La norma dispone che il divieto di conferire la rappresentanza per più assemblee vale solo per le società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e chiarisce che il divieto non vale quando si tratti di procura generale o di procura conferita da una società, associazione, fondazione o altro ente collettivo ad un proprio dipendente.

Se la procura è conferita ad un ente, questo può sempre farsi rappresentare da un proprio dipendente.

E' prevista espressamente (nel testo originario ciò non risultava) la revocabilità della delega malgrado l'esistenza di patti contrari in merito.

 

2373. Conflitto d'interessi

Il diritto di voto non può essere esercitato dal socio nelle deliberazioni in cui egli ha, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società.

 

 

 

2373. Conflitto d'interessi

La deliberazione approvata con il voto determinante di soci che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell’articolo 2377 qualora possa recarle danno.

Gli amministratori non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la loro responsabilità. I componenti del consiglio di gestione non possono votare nelle deliberazioni riguardanti la nomina, la revoca o la responsabilità dei consiglieri di sorveglianza.

 

 

 

Non viene riprodotta la norma per cui il socio in conflitto d’interessi non può votare. Egli pertanto è stato ammesso a votare, salva l’impugnabilità delle delibera qualora il suo voto possa recare danno alla società e purché il voto sia stato determinante.

La norma contenuta nell’ultimo comma del vigente art. 2373 è stata riportata sub art. 2368 nuovo testo, ai fini del conteggio dei quorum.

 

2374. Rinvio dell'assemblea

I soci intervenuti che riuniscono il terzo del capitale rappresentato nell'assemblea, se dichiarano di non essere sufficientemente informati sugli oggetti posti in deliberazione, possono chiedere che l'adunanza sia rinviata a non oltre tre giorni.

Questo diritto non può esercitarsi che una sola volta per lo stesso oggetto.

 

 

 

2374. Rinvio dell'assemblea

I soci intervenuti che riuniscono un terzo del capitale rappresentato nell'assemblea, se dichiarano di non essere sufficientemente informati sugli oggetti posti in deliberazione, possono chiedere che l'assemblea sia rinviata a non oltre cinque giorni.

Questo diritto non può esercitarsi che una sola volta per lo stesso oggetto.

 

Viene ampliato il termine del rinvio: da 3 a 5 giorni.

 

2375. Verbale delle deliberazioni dell'assemblea

Le deliberazioni dell'assemblea devono constare da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni.

Il verbale dell'assemblea straordinaria deve essere redatto da un notaio.

 

 

 

 

2375. Verbale delle deliberazioni dell'assemblea

Le deliberazioni dell'assemblea devono constare da verbale sottoscritto dal presidente e dal segretario o dal notaio. Il verbale deve indicare la data dell’assemblea e, anche in allegato, l’identità dei partecipanti e il capitale rappresentato da ciascuno; deve altresì indicare le modalità e il risultato delle votazioni e deve consentire, anche per allegato, l’identificazione dei soci favorevoli, astenuti o dissenzienti. Nel verbale devono essere riassunte, su richiesta dei soci, le loro dichiarazioni pertinenti all’ordine del giorno.

Il verbale dell'assemblea straordinaria deve essere redatto da un notaio.

Il verbale deve essere redatto senza ritardo, nei tempi necessari per la tempestiva esecuzione degli obblighi di deposito o di pubblicazione.

 

Fa chiarezza sui contenuti del verbale, che sono:

- data dell’assemblea;

- identità dei partecipanti (anche in una lista allegata al verbale);

- capitale rappresentato da ciascuno (anche in una lista allegata al verbale);

- modalità e risultato delle votazioni;

- identificazione dei soci : favorevoli, astenuti, dissenzienti (anche per allegato).

In questo modo, in sostanza, si prende posizione tra verbale sintetico e verbale analitico, sposando il verbale analitico, ma ammettendo gli allegati (e pertanto i dati sui soci debbono essere forniti dal presidente, che li acquisisce dagli uffici della società).

La norma intende risolvere anche il problema della tempestività del verbale: questo deve essere redatto dal notaio lo stesso giorno della riunione o può essere redatto entro un giorno successivo? E lo risolve consentendo la redazione successiva, ma sostanzialmente senza ritardo e comunque rispettando i successivi tempi delle formalità pubblicitarie.

 

2376. Assemblee speciali

Se esistono diverse categorie di azioni, le deliberazioni dell'assemblea, che pregiudicano i diritti di una di esse, devono essere approvate anche dall'assemblea speciale dei soci della categoria interessata.

Alle assemblee speciali si applicano le disposizioni relative alle assemblee straordinarie.

 

 

 

2376. Assemblee speciali

Se esistono diverse categorie di azioni o strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, le deliberazioni dell'assemblea, che pregiudicano i diritti di una di esse, devono essere approvate anche dall'assemblea speciale degli appartenenti alla categoria interessata.

Alle assemblee speciali si applicano le disposizioni relative alle assemblee straordinarie.

 

L’articolo è sostanzialmente identico alla norma attuale, ampliato allo scopo di consentire il riferimento agli strumenti finanziari che conferiscono diritti amministrativi, come stabilisce il nuovo art. 2346.

 

2377. Invalidità delle deliberazioni

Le deliberazioni dell'assemblea, prese in conformità della legge e dell'atto costitutivo, vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti.

Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dell'atto costitutivo possono essere impugnate dagli amministratori, dai sindaci e dai soci assenti o dissenzienti, e quelle dell'assemblea ordinaria altresì dai soci con diritto di voto limitato, entro tre mesi dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro tre mesi dall'iscrizione.

L'annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori a prendere i conseguenti provvedimenti, sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

L'annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dell'atto costitutivo.

 

 

 

 

2377. Annullabilità delle deliberazioni

Le deliberazioni che non sono prese in conformità della legge o dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale.

L’impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l’uno per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre; lo statuto può ridurre o escludere questo requisito. Per l’impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali queste percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria.

I soci che non rappresentano la parte di capitale indicata nel comma precedente e quelli che, in quanto privi di voto, non sono legittimati a proporre l’impugnativa hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato dalla non conformità della deliberazione alla legge o allo statuto.

La deliberazione non può essere annullata:

1) per la partecipazione all’assemblea di persone non legittimate, salvo che tale partecipazione sia stata determinante ai fini della regolare costituzione dell’assemblea a norma degli articoli 2368 e 2369;

2) per l’invalidità di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l’errore di conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;

3) per l’incompletezza o l’inesattezza del verbale, salvo che impediscano l’accertamento del contenuto, degli effetti e della validità della deliberazione.

L’impugnazione o la domanda di risarcimento del danno sono proposte nel termine di novanta giorni dalla data della deliberazione, ovvero, se questa è soggetta ad iscrizione nel registro delle imprese, entro tre mesi dall’iscrizione o, se è soggetta solo a deposito presso l’ufficio del registro delle imprese, entro tre mesi dalla data di questo.

L’annullamento della deliberazione ha effetto rispetto a tutti i soci ed obbliga gli amministratori, il consiglio di sorveglianza e il consiglio di gestione a prendere i conseguenti provvedimenti sotto la propria responsabilità. In ogni caso sono salvi i diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della deliberazione.

L’annullamento della deliberazione non può aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell’eventuale danno.

Restano salvi i diritti acquisiti dai terzi sulla base della deliberazione sostituita.

 

Le delibere annullabili, cioè prese non in conformità con la legge o con lo statuto, possono essere impugnate, oltre che da amministratori e sindaci, anche dai soci assenti, dissenzienti od astenuti che abbiano un minimo di capitale: uno per mille per le società quotate, cinque per cento per le altre.

Lo statuto può ridurre o escludere queste condizioni.

I soci che non dispongono del minimo di capitale sufficiente per impugnare la delibera, possono chiedere il risarcimento danni.

Sono poi ridotte le possibilità di annullamento per vizi procedurali della delibera.

Particolarmente importante anche l'ultimo comma, che fa salvi i diritti dei terzi acquisiti sulla base della deliberazione sostituita.

 

2378. Procedimento d'impugnazione

L'impugnazione è proposta davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede.

Il socio opponente deve depositare in cancelleria almeno una azione. Il presidente del tribunale può disporre con decreto che il socio opponente presti una idonea garanzia per l'eventuale risarcimento dei danni.

Tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione devono essere istruite congiuntamente e decise con unica sentenza. La trattazione della causa ha inizio trascorso il termine stabilito nel secondo comma dell'articolo precedente.

Il presidente del tribunale o il giudice istruttore, sentiti gli amministratori e i sindaci, può sospendere, se ricorrono gravi motivi, su richiesta del socio opponente, l'esecuzione della deliberazione impugnata, con decreto motivato da notificarsi agli amministratori.

I dispositivi del decreto di sospensione e della sentenza che decide sull'impugnazione devono essere iscritti, a cura degli amministratori, nel registro delle imprese.

 

 

 

2378. Procedimento d'impugnazione

L'impugnazione è proposta con atto di citazione davanti al tribunale del luogo dove la società ha sede.

Il socio o i soci opponenti devono dimostrarsi possessori al tempo dell’impugnazione del numero delle azioni previsto dal secondo comma dell’articolo 2377. Qualora nel corso del processo esso venga meno a seguito di trasferimenti per atto tra vivi, il giudice, previa se del caso revoca del provvedimento di sospensione dell’esecuzione della deliberazione, non può pronunciare l’annullamento e provvede sul risarcimento dell’eventuale danno, ove richiesto.

Con ricorso depositato contestualmente al deposito, anche in copia, della citazione, l’impugnante può chiedere la sospensione dell’esecuzione della deliberazione. In caso di eccezionale e motivata urgenza, il presidente del tribunale, omessa la convocazione della società convenuta, provvede sull’istanza con decreto motivato, che deve altresì contenere la designazione del giudice per la trattazione della causa di merito e la fissazione, davanti al giudice designato, entro quindici giorni, dell’udienza per la conferma, modifica o revoca dei provvedimenti emanati con il decreto, nonché la fissazione del termine per la notificazione alla controparte del ricorso e del decreto.

Il giudice designato per la trattazione della causa di merito, sentiti gli amministratori e sindaci, provvede valutando comparativamente il pregiudizio che subirebbe il ricorrente dalla esecuzione e quello che subirebbe la società dalla sospensione dell’esecuzione della deliberazione; può disporre in ogni momento che i soci opponenti prestino idonea garanzia per l’eventuale risarcimento dei danni. All’udienza, il giudice, ove lo ritenga utile, esperisce il tentativo di conciliazione eventualmente suggerendo le modificazioni da apportare alla deliberazione impugnata e, ove la soluzione appaia realizzabile, rinvia adeguatamente l’udienza.

Tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione, anche se separatamente proposte ed ivi comprese le domande proposte ai sensi del terzo comma dell’articolo 2377, devono essere istruite congiuntamente e decise con unica sentenza. Salvo quanto disposto dal quarto comma del seguente articolo, la trattazione della causa di merito ha inizio trascorso il termine stabilito nel quinto comma dell’articolo 2377.

 

Le novità normative concernono fasi processuali collegate con l’esistenza o la perdita delle nuove condizioni che consentono l’impugnativa, in ispecie l’adeguata partecipazione di capitale.

 

2379. Deliberazioni nulle per impossibilità o illiceità dell'oggetto

Alle deliberazioni nulle per impossibilità o illiceità dell'oggetto si applicano le disposizioni degli articoli 1421, 1422 e 1423.

 

 

 

2379. Nullità delle deliberazioni

Nei casi di mancata convocazione dell’assemblea, di mancanza del verbale e di impossibilità o illiceità dell’oggetto la deliberazione può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse entro tre anni dalla sua iscrizione o deposito nel registro delle imprese, se la deliberazione vi è soggetta, o dalla trascrizione nel libro delle adunanze dell’assemblea, se la deliberazione non è soggetta né a iscrizione né a deposito. Possono essere impugnate senza limiti di tempo le deliberazioni che modificano l’oggetto sociale prevedendo attività illecite o impossibili.

Nei casi e nei termini previsti dal precedente comma l’invalidità può essere rilevata d’ufficio dal giudice.

Ai fini di quanto previsto dal primo comma la convocazione non si considera mancante nel caso d’irregolarità dell’avviso, se questo proviene da un componente dell’organo di amministrazione o di controllo della società ed è idoneo a consentire a coloro che hanno diritto di intervenire di essere tempestivamente avvertiti della convocazione e della data dell’assemblea. Il verbale non si considera mancante se contiene la data della deliberazione e il suo oggetto è sottoscritto dal presidente dell’assemblea, o dal presidente del consiglio d’amministrazione o del consiglio di sorveglianza e dal segretario o dal notaio.

Si applicano, in quanto compatibili, il sesto e settimo comma dell’articolo 2377.

 

Vengono meglio precisate le ragioni di nullità, coinvolgendo anche fattispecie che la giurisprudenza aveva qualificato come "inesistenza" e meglio definendole:

- mancata convocazione dell’assemblea

- mancanza del verbale: non si incorre nella mancanza di verbale se questo contiene la data della deliberazione, il dispositivo deliberato ed è firmato dal notaio e dal presidente dell’assemblea (oppure, in sostituzione della firma del presidente dell’assemblea, dal presidente dell’organo amministrativo o del consiglio di sorveglianza)

impossibilità o illiceità dell’oggetto.

Sono previsti anche i termini d’impugnativa dell’azione di nullità, il che significa che la delibera nulla, se non viene tempestivamente impugnata, resta sanata.

 

 

Articolo nuovo

 

2379-bis. Sanatoria della nullità

L’impugnazione della deliberazione invalida per mancata convocazione non può essere esercitata da chi anche successivamente abbia dichiarato il suo assenso allo svolgimento dell’assemblea

L’invalidità della deliberazione per mancanza del verbale può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea successiva. La deliberazione ha effetto dalla data in cui è stata presa, ma sono salvi i diritti dei terzi che in buona fede ignoravano la deliberazione.

 

La norma è interamente nuova.

Interessante il secondo comma, per cui l’invalidità della delibera per mancanza di verbale può essere sanata mediante verbalizzazione eseguita prima dell’assemblea successiva. In tal caso si prevede che la delibera sanata con verbale successivo ha effetto dalla data nella quale si è svolta l'assemblea, salvi i diritti dei terzi in buona fede, cioè che ignoravano l'esistenza della delibera a causa della mancanza di verbale.

 

 

 

 

Articolo nuovo

 

2379-ter. Invalidità dell’aumento o della riduzione del capitale e della emissione di obbligazioni

Nei casi previsti dall’articolo 2379 l’impugnativa dell’aumento di capitale, della riduzione del capitale ai sensi dell’articolo 2445 o della emissione di obbligazioni non può essere proposta dopo che siano trascorsi sei mesi dall’iscrizione della deliberazione nel registro delle imprese o, nel caso di mancata convocazione, tre mesi dall’approvazione del bilancio dell’esercizio nel corso del quale la deliberazione è stata anche parzialmente eseguita.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio l’invalidità della deliberazione di aumento del capitale non può essere pronunciata dopo che a norma dell’art. 2444 sia stata iscritta nel registro delle imprese l’attestazione che l’aumento è stato eseguito; l’invalidità della riduzione del capitale ai sensi dell’articolo 2445 o della deliberazione di emissione delle obbligazioni non può essere pronunciata dopo che la deliberazione sia stata anche parzialmente eseguita.

Resta salvo il diritto al risarcimento del danno eventualmente spettante ai soci e ai terzi.

 

La norma è interamente nuova.

Come chiarisce la relazione, "poiché la pronuncia di invalidità di aumento di capitale o di emissione di obbligazioni presenta problemi praticamente insolubili se nel frattempo i titoli emessi sono circolati, la norma dispone che nelle società quotate l’invalidità di queste delibere non può essere pronunciata dopo la loro esecuzione."

Continua poi affermando che "nelle altre società non si è ritenuto di disporre la medesima regola, in ragione, da una parte, della maggiore possibilità di seguire i trasferimenti dei titoli emessi e, d’altra parte, del maggiore pericolo di deliberazioni adottate abusivamente ad insaputa dei soci di minoranza". In tal caso è previsto che l’impugnazione non può essere proposta dopo che siano trascorsi sei mesi dall’iscrizione della delibera nel registro delle imprese.